Metti una sera a cena il generale Vannacci con John Foreman.
Ossia il suo pari, ex attaché militare britannico a Mosca (e prima ancora a Kiev) proprio mentre la Russia sferrava l’attacco all’Ucraina nel febbraio 2022.
Ma anche ex capitano della Royal Navy di stanza pure in Italia, diplomatico in Usa, Nato e Ue, prima di essere decorato nel 2023 con l’Order of the British Empire. Oggi Foreman ha 62 anni, e non dimenticherà mai quella cena offerta da Vannacci, poche settimane prima dell’invasione della Russia il 24 febbraio 2022, nel più celebre ristorante italiano di Mosca, Balzi Rossi, bombardato da un esplosivo ucraino un mese fa - tre le vittime.
Foreman, ci racconti quella cena.
«In realtà prima andammo a pranzo, e ci vedemmo più volte con Roberto. Parlando dell’Ucraina, Vannacci la descriveva come una questione secondaria, ripetendo che non è davvero un Paese indipendente, che fa parte della Russia, eccetera. Lo faceva anche quando ci incontravamo con gli altri attaché militari. Eppure era arrivato da meno di un anno (dicembre 2020, ndr).
Poi, verso ottobre 2021, la situazione cominciò a delinearsi. E le nostre strade si divisero. Lui ripeteva che la Russia non avrebbe mai invaso, nonostante le prove dell’intelligence si accumulassero, mese dopo mese.
Poi siamo andati al Balzi Rossi, il miglior ristorante italiano di Mosca, con lui, i francesi e altri europei. Cibo delizioso, ed era Vannacci a offrire, a spese dei contribuenti italiani (ride, ndr)».
E cosa accadde?
«Era la fine di gennaio 2022. Stavamo bevendo un aperitivo prima di cena, discutendo dell’ammassamento di truppe russe al confine, e lui mi disse: “John, dai, Mosca non invaderà l’Ucraina”».
E lei cosa rispose?
«Gli dissi: “Purtroppo, Roberto, scoprirai troppo tardi che non è così”. Ma lui non voleva davvero ascoltare.
Almeno i francesi sono poi venuti a dirmi: “Avevi ragione”. Vannacci mai.
Viveva quasi in un mondo parallelo, come quello del suo ristorante italiano, fino all’ultimo momento prima dell’invasione.
Secondo me per una scarsa comprensione della situazione e per la sua ammirazione della “Russia forte”.
Eppure, all’interno dell’ambasciata italiana stavano discutendo di ciò che stava accadendo, e me lo hanno confermato alte fonti.
Ma Vannacci sostenne con forza, davanti all’ambasciatore, che l’invasione non sarebbe avvenuta. Ciò ebbe conseguenze gravi: l’Italia per esempio dovette evacuare il personale in fretta e furia da Kiev sotto attacco, perché non lo aveva fatto per tempo».
È d’accordo con il titolo del Financial Times su Vannacci: “Il cavallo di troia della Russia” in Italia?
«No. O almeno non lo so.
Personalmente non ho mai creduto che Vannacci sia un agente russo che vuole destabilizzare lo stato italiano.
Piuttosto, è molto affine all’idea di uomo forte di Putin, e ai valori cosiddetti tradizionali».
Ma le sue posizioni sull’Ucraina sono considerate da molti russofile.
“Sì, ma non è il solo. Ne ho visti tanti come lui, anche quando lavoravo a Roma, tra militari e rappresentanti italiani, che avevano la stessa idea su Mosca: “È una guerra civile in Ucraina, provocata dall’Occidente”, sostenevano.
La Russia non la consideravano mai un nemico serio, a differenza di Al Qaeda per esempio, nemmeno dopo l’invasione della Crimea nel 2014 e gli avvelenamenti di Mosca in Inghilterra. Vannacci quasi sembrava che non ne sapesse niente.
E l’Italia accettò persino gli “aiuti” della Russia durante il Covid, che è tutto dire.
Ovviamente si sbagliavano, Mosca prospera su simili tensioni interne degli altri Paesi e il Cremlino gioisce quando sente Vannacci dire che bisogna ridurre il sostegno all’Ucraina, amplificando i suoi messaggi in Internet e sui social. Vannacci è uno sicurissimo di sé, ma quando era militare parlava troppo, perché esprimeva sempre le sue opinioni, tra l’altro controverse. Noi inglesi invece non ci permetteremmo mai. Ma c’è un altro problema».
Quale?
«Vannacci a Mosca parlava senza sapere molto di Russia e del resto era la sua prima carica diplomatica. Ma sua moglie (la romena Camelia Mihailescu, ndr) adorava vivere a Mosca e a Vannacci la capitale piaceva perché rifletteva i suoi concetti: una città pulita, molto bianca, con pochi immigrati, con uno Stato forte e una difesa dominante».
Ma secondo lei, dopo un errore capitale come quello sulla guerra in Ucraina, ci si può fidare di Vannacci politico?
«Sta agli italiani giudicare. Con Vannacci tornerei tranquillamente a bere: non ho nulla contro di lui. Ma personalmente, non sosterrei mai un politico del genere, le cui opinioni sulla Russia sono così distorte e lontane dalla realtà».